Un fraterno saluto a tutta la grande famiglia del Seminario e in particolare ai lettori del nostro Cor Cordis: i seminaristi e le loro famiglie, la comunità diocesana con i suoi preti, laici e religiosi, tutte le persone che sostengono con l’amicizia, la preghiera e la carità la vita del Seminario.
Inizio il mio compito di rettore del Seminario Maggiore con tanta umiltà, consapevole delle responsabilità legate al discernimento e alla formazione dei candidati al ministero presbiterale. Ringrazio il Signore per il solco già ben tracciato da mons. Sandro Panizzolo e dagli altri educatori. Riconosco e abbraccio tutta la tradizione del Seminario di san Gregorio Barbarigo di fronte alla quale sento tutta la mia piccolezza.
Ho detto il mio sì al Padre Vescovo Antonio nello spirito dell’obbedienza e dell’amore a questa Chiesa che mi ha dato tutto e che sento come la mia famiglia da servire e onorare. Ringrazio tutti coloro che in tanti modi mi hanno fatto sentire la loro amicizia e vicinanza e soprattutto hanno promesso di pregare per me e per il Seminario. In questa estate ho avuto modo di percepire l’amore che c’è per il Seminario, la consapevolezza della delicatezza di quanto facciamo, la speranza che questo luogo continui ad essere un cuore pulsante della nostra diocesi.
Da 18 anni vivo in questa comunità, ho condiviso tanti momenti e passaggi importanti come anche la quotidianità, con quella presenza viva ma discreta che è richiesta alla comunità dei professori. Ma dopo le consegne che in questa estate mi ha fatto don Sandro ho visto tanti altri aspetti che nemmeno immaginavo. L’impegno educativo rimane una sfida entusiasmante ma anche delicata e complessa.
Porto in questa avventura pochi pani e pochi pesci: sono diventato prete nel 1987 e per quattro anni ho completato i miei studi laureandomi in teologia morale. Rientrato in diocesi nel 1991 ho cominciato subito ad insegnare e contemporaneamente sono stato per 10 anni delegato vescovile per la pastorale familiare e per 8 assistente unitario dell’Azione Cattolica. Ho accompagnato tanti fidanzati e sposi e ho imparato molto dalla ferialità della vita familiare fatta di amore, dialogo, conflitti, crisi e ripartenze. L’Azione Cattolica mi ha insegnato a stare accanto ai laici nella corresponsabilità e nella passione per la Chiesa. Porto in Seminario i volti e la vita di uomini e donne che i futuri preti saranno chiamati ad amare, servire e con i quali dovranno edificare questa concreta Chiesa di Padova che sta camminando sulle vie della sinodalità. Al Signore affido questi pani e questi pesci perché Lui possa moltiplicarli e sfamare la ricerca di Dio e il cammino verso il ministero dei giovani che ha chiamato per l’edificazione del suo Regno.